Un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo non è un appello contro la decisione di un giudice greco. La Corte EDU non opera come giudice di quarto grado e, di regola, non riesamina la valutazione delle prove né l'interpretazione e l'applicazione del diritto interno da parte dei giudici nazionali. Esamina se, sui fatti concreti, lo Stato abbia violato un diritto tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Questa distinzione è decisiva per valutare un caso. Prima che il merito della doglianza possa essere esaminato, devono ricorrere le condizioni di ricevibilità, tra cui l'esaurimento dei rimedi interni disponibili e il rispetto del termine di quattro mesi per il ricorso. La valutazione parte quindi dalla storia del procedimento nazionale e non soltanto dal suo esito finale.
Quali casi possono porre una questione ai sensi della Convenzione? I ricorsi contro la Grecia possono riguardare, tra l'altro, violazioni dell'articolo 6 sull'equo processo e sulla durata ragionevole dei procedimenti, nonché questioni di tutela della proprietà ai sensi dell'articolo 1 del Protocollo n. 1. La giurisprudenza della Corte comprende, ad esempio, casi greci relativi alla durata eccessiva dei processi, all'accesso a un tribunale e alla tutela dei diritti patrimoniali.
Ciò che conta non è soltanto se una decisione nazionale sia percepita come ingiusta. Deve essere possibile individuare uno specifico diritto della Convenzione che possa essere stato violato e collegare la violazione lamentata al procedimento e agli atti delle autorità nazionali.
Valutare un ricorso a Strasburgo richiede un quadro completo del procedimento nazionale: i fatti, gli argomenti svolti dinanzi ai giudici interni, le prove, le decisioni e i rimedi disponibili. L'esperienza dello studio nelle controversie civili e commerciali a ogni grado della giustizia greca è la base di tale valutazione.
Non è un appello
La Corte EDU non è un quarto grado di giudizio
La Corte esamina soltanto se la Grecia abbia violato uno specifico diritto della Convenzione — non se il giudice nazionale sia giunto al risultato corretto nel merito.
Termine perentorio
Termine di quattro mesi
Il ricorso va depositato entro quattro mesi dalla decisione definitiva, secondo le regole della Corte. Un ricorso tardivo può essere dichiarato irricevibile.
Esaurimento dei rimedi
I rimedi interni disponibili devono essere stati esauriti
Di regola il ricorrente deve avere prima utilizzato i rimedi interni disponibili ed effettivi e avere sottoposto alle autorità nazionali la sostanza della doglianza che intende portare davanti alla Corte EDU.
Un esito ingiusto non basta
Va individuata una specifica violazione della Convenzione
La convinzione che una decisione nazionale sia stata ingiusta non basta. Il ricorso deve collegare i fatti specifici a un determinato diritto tutelato dalla Convenzione.